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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
La proposta di Nadia Ghisalberti, consigliere comunale della Lista Bruni, nel suo intervento al dibattito sul turismo. D’accordo: il turismo può rappresentare una svolta storica per Bergamo.. E mai amministrazione, almeno a parole, ha puntato sullo sviluppo del turismo quanto quella Tentorio. E Il sindaco non perde occasione di ribadirlo. Ma se ci credono, perché su un tema che dovrebbe coinvolgere tutti gli assessorati, si é scelto di affidare lo sviluppo del turismo ad una persona esterna alla Giunta? O il Sindaco si tiene la delega, perché ci crede e la esercita, o la affida ad un assessore che ha i poteri per occuparsene davvero. Se il tema è centrale per lo sviluppo della città, non andrebbe affidato a consulenti che non hanno rappresentanza politica, né portafoglio. E poi: turismo? Quale turismo per Bergamo? Forse è venuto il momento dei contenuti e di uscire dal corto circuito delle parole - rete, sinergia, volano, fare sistema - e darsi un obbiettivo: potrebbe essere “Bergamo Capitale Europea della Cultura”. Sì, perché nel 2019 toccherà all’Italia esprimere la Capitale Europea della Cultura. E’ questo il grande evento a cui la città deve puntare, l’occasione da non perdere. Con un orizzonte temporale ben preciso: bando nel 2012, assegnazione nel 2014. Candidare Bergamo – vinca o non vinca - è una sfida che costringerà ad avere delle strategie di sviluppo, per la cultura soprattutto, per i prossimi dieci anni. E avrà ricadute ben oltre il 2019 ( basti vedere che cosa è oggi Lille 2004). Il progetto dovrà rispondere ad un tema di dimensioni europee, fondato sulla cooperazione culturale, che promuova la partecipazione dei cittadini e che sia in rete con altre città europee (e qui il progetto UNESCO, lanciato dall’amministrazione precedente, con Bergamo capofila delle città legate dall’aver avuto fortificazioni venete, da Venezia alla Grecia, sarebbe strategico. A che punto siamo? Da tempo il consiglio comunale non viene aggiornato su un progetto che, solo un anno fa, era ben instradato). Ma Bergamo ha le carte in regola per poter aspirare a essere Capitale Europea della Cultura? Sì: la nostra città ha vissuto negli anni scorsi una grande stagione di restauri, che ha esaltato il nostro patrimonio storico e i luoghi della cultura e che oggi dovrà proseguire con il Teatro Donizetti, il museo donizettiano (che è della MIA, ma rappresenta una risorsa strategica per la città); nuove aree archeologiche sono venute alla luce e dovranno essere valorizzate e rese fruibili; il PGT ha individuato in città il polo delle arti figurative ed un percorso che unisce la Pinacoteca Carrara, la GAMeC e in futuro, si spera, la Montelungo. Abbiamo i Musei Civici. E un “cartellone” della città ricco di iniziative prestigiose: dalla musica al cinema, dall’arte contemporanea al teatro e alla danza… Le altre città in gara (per ora) sono: Matera, Bari, Brindisi, Catania, Terni, Ravenna, Siena, le città del Nord-Est. Nessuna ha più di quanto può offrire Bergamo. Ma tutte ci hanno bruciato sul tempo. Tutte hanno già presentato la loro candidatura e il logo, qualcuna si è già data il tema su cui lavorare. Ravenna, per esempio, “mosaico di culture”, ha già nominato un comitato presieduto da Sergio Zavoli, gode del sostegno di tutti i comuni della Romagna e può contare sulla famiglia Muti che si batte da anni. Se davvero si vuole dare una prospettiva al turismo e alla cultura, anche Bergamo dovrebbe essere della partita. Il Sindaco ne ha fatto un timido cenno nelle linee programmatiche di inizio mandato. Bene - dott. Tentorio - adesso facciamo i passi che servono perché Bergamo possa candidarsi davvero ad essere Capitale Europea della Cultura. Forse alla fine non vinceremo, come Smirne non è riuscita ad aggiudicarsi l’Expo 2015, ma ci resterà un patrimonio inestimabile di progetti e di relazioni per la Bergamo di domani.
Bergamo, 2 luglio 2010
Al via la festa dell'Unità d'Italia La Città dei Mille non festeggia?
Gentile direttore, sono un alpino orgogliosissimo del fatto che la mia città, Bergamo, in questi giorni ospiti l’adunata di un corpo glorioso e sempre attivo, un corpo che ha ancora molto da dire, tra uno storico passato e un presente impegnato. Mi scalda il cuore vedere tutti questi tricolori sventolare in ogni angolo della città in un’unione ideale tra territorio e patria. Eppure c’è qualcosa che non mi torna. Qualcosa che manca, proprio oggi, 5 maggio: dove sono, nella Città dei Mille, i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia? Quell’unità figlia di una spedizione garibaldina che vide i bergamaschi in prima fila, più di 170 (per qualche studioso 180) con più di una dozzina morti per la patria e la libertà?
Perché Bergamo non celebra in modo adeguato questa ricorrenza? Dimenticanza oppure pedaggio a chi, al governo della città e della provincia, nonostante le bandiere al vento, non ama come me e come tanti di noi questa Italia?
Grazie dell’attenzione Lettera firmata
Bergamo, 11 aprile - All'indomani della sua nomina ad assessore, a chi criticava il suo palese conflitto d'interessi, la Sartirani (socia al 40% di TeamItalia, società organizzatrice di eventi locali)dichiarava pubblicamente che non ci sarebbero più state iniziative che avrebbero visto insieme il Comune e TeamItalia. Pochi mesi sono passati da quelle dichiarazioni e l'assessore si è subito smentita. E' stato annunciato infatti in questi giorni Il Palio di Città Alta, iniziativa che vede coinvolti, insieme ad altri, il Comune di Bergamo con la Circoscrizione, il consigliere comunale con delega per Città Alta e Bergamo Turismo (società del Comune)e Teamitalia.
Bergamo, 16 marzo 2010 - Intervento di Enrico Fusi su BergamoNews "Noi abbiamo sempre saputo e sempre detto che altri lavori andavano fatti per il totale recupero del teatro Sociale. Ma gli attacchi che arrivano adesso dall'amministrazione Tentorio, dall'assessore Saltarelli nascondono il vuoto di idee di questa Giunta sull'utilizzo del teatro finalmente restituito alla città". Chi con durezza replica alle dichiarazioni dell'assessore del Comune di Bergamo sull’inaugurazione del gioiello di Città Alta" è l'ex assessore alla Cultura Enrico Fusi, oggi consigliere comunale d'opposizione nella Lista Bruni. Che non ci sta a sentir criticare l'operato dell'esecutivo Bruni, non su questo argomento almeno: "Per noi era importante ribadire il ruolo del teatro Sociale rispetto alla città. Rispetto a Bergamo Alta, al cuore storico della città. La ristrutturazione di questo spazio da tempo inutilizzato è stato un segnale importante per il recupero del centro storico a una funzione di qualità". Un segnale "che l'amministrazione guidata da Robert Bruni ha dato, consapevole che altri interventi sarebbero serviti per rendere totalmente fruibile il teatro". Ma il punto è "che i nuovi amministratori non hanno idee ne progetti da spendere su questa realtà riconsegnata alla città. Non sanno come utilizzare lo spazio, non hanno definito alcun disegno. Questa è la verita: il vuoto". Enrico Fusi qualche progetto in merito l'aveva: "Pensi che bello tenerlo aperto la domenica mattina con concerti-aperitivo alle 11 aperti a tutti, magari con i musicisti del Conservatorio. O il pomeriggio con gli spettacoli per bambini. O ancora, la sera del sabato e delle domenica con la proiezione di film... andare al cinema in Città Alta: un sogno. Invece niente".
Rimossi e sostituiti a Palazzo Frizzoni, in sala Cutuli, i 12 manifesti di libertà realizzati da altrettanti artisti internazionali sul tema della guerra e della libertà.
costa vece, paola pivi, jan fabre, vedovamazzei, enzo cucchi, vanessa beecroft, fabio mauri, gilberto zorio, michelangelo pistoletto, sislej xhafa. Erano appesi alle pareti della sala Cutuli, a Palazzo Frizzoni i 12 manifesti di libertà realizzati da questi artisti internazionali per WAR IS OVER 1945-2005, la mostra realizzata dalla GAMeC sul tema della libertà per il 60° anniversario della Liberazione. Nell’arco di 12 mesi erano stati affissi in vari luoghi della città e poi appesi alle pareti della sala Cutuli. Ma ora non ci sono più, rimossi tutti, ma proprio tutti, e sostituiti da altri poster. Rimossi da qualcuno a cui non piace l’arte contemporanea? No, per fortuna no, visto che i nuovi sono sempre della GAMeC. Da qualcuno a cui non piacciono quegli artisti? No, perché alcuni dei nuovi manifesti sono firmati dagli stessi nomi. Non sarà il tema della libertà e della guerra attorno a cui ruota tutta la mostra, o l’anniversario storico che ne ha dato lo spunto, a non essere gradito alla nuova amministrazione?
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