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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Bergamo, 25 marzo – Ieri “L’Eco di Bergamo” pubblicava un articolo dal titolo “Stop al caos in Malpensata, finalmente le strisce”, in cui il ViceSindaco ed Assessore alla Mobilità avv. Ceci si compiaceva, forse eccessivamente, di aver risolto il problema del caos auto sul piazzale della Malpensata disegnando gli stalli di parcheggio. E, come spesso gli succede, ha montato una polemichetta contro l’Amministrazione Bruni colpevole secondo lui di non aver provveduto durante il suo mandato “tracciare un po’ di strisce bianche per terra”. Della serie, noi siamo l’Amministrazione del fare. Peccato, dice Bruni che quella decisione era già stata presa dalla Giunta precedente – e nella lettera troverete i dettagli – e che per Ceci “ci sono voluti 11 mesi e mezzo per dare attuazione a quella decisione. Perché sia stato necessario tutto questo tempo il ViceSindaco lo deve però chiedere a se stesso, visto che è in carica dal 30 giugno dello scorso anno”. La dovuta e gustosa precisazione di Roberto Bruni, inviata e pubblicata oggi dal quotidiano cittadino, la trovate di qui seguito "Caro Direttore,Le scrivo, con preghiera di pubblicazione, questa precisazione a proposito dell’articolo a firma Paolo Doni dal titolo “Stop al caos in Malpensata, finalmente le strisce”, apparso sul numero di oggi del quotidiano da Lei diretto. Il compiacimento che il ViceSindaco ed Assessore alla Mobilità avv. Ceci manifesta per l’avvenuta sistemazione del Piazzale della Malpensata con la delimitazione degli stalli di parcheggio è forse un po’ enfatico, come giustamente notato anche dall’articolista, ma è comunque giustificato e condivisibile. Peccato che l’avv. Ceci non abbia resistito alla tentazione di fare un po’ il gigione e di montare una inutile polemichetta con coloro che l’hanno preceduto, rivolgendo loro la domanda: “Ma ci voleva tanto a tracciare un po’ di strisce bianche per terra?”. Ma l’avv. Ceci sa, o dovrebbe sapere, che la decisione di provvedere alla sistemazione del Piazzale della Malpensata era stata già assunta dalla Giunta presieduta da chi scrive. Con nota in data 27 marzo 2009 l’allora Assessore alla Mobilità Maddalena Cattaneo chiedeva infatti alla Giunta un indirizzo al riguardo, facendo presente che “l’area adibita a parcheggio del Piazzale della Malpensata, necessita di un intervento finalizzato all’individuazione degli stalli si sosta, che attualmente avviene in modo disordinato; l’Agenzia della Mobilità, cui fanno riferimento tali incombenze è stata quindi incaricata di predisporre un progetto di riorganizzazione degli spazi di sosta, al fine di consentirne un razionale utilizzo garantendo nel contempo un adeguato livello di sicurezza stradale; il progetto predisposto, approvato anche dalla Circoscrizione 6, prevede il ridisegno di tutta la segnaletica orizzontale e l’introduzione di sensi unici contrapposti, offrendo un totale di 233 posti auto liberi, 6 posti auto riservati ai veicoli al servizio di utenti disabili, 2 aree riservate ai veicoli per lo svolgimento di carico e scarico e 44 posti per ciclomotori e motocicli; si sta valutando l’ipotesi di introdurre, su parte del Piazzale, la sosta regolamentata a tariffa mediante dispositivi di controllo della sosta, con tariffe ancora da definire, al fine di aumentarne il grado di rotazione”. La Giunta Comunale, nella seduta del 9 aprile successivo, diede l’indirizzo di procedere senz’altro al ridisegno della segnaletica orizzontale, rinviando ad una successiva valutazione l’ipotesi di introduzione della sosta regolamentata a tariffa. La domanda posta dall’avv. Ceci ha quindi una risposta: ci sono voluti 11 mesi e mezzo per dare attuazione a quella decisione. Perché sia stato necessario tutto questo tempo il ViceSindaco lo deve però chiedere a se stesso, visto che è in carica dal 30 giugno dello scorso anno".
Bergamo, 5 febbraio - Roberto Bruni risponde per le rime alle accuse contenute nella poco elegante lettera di Mario Ferrari, del Pandemonium Teatro in merito al Giorno della Memoria, pubblicata dall’Eco di Bergamo nei giorni scorsi.
”Caro Direttore, le scrivo perché sono stato chiamato in causa direttamente nella lettera pubblicata sul giornale da Lei diretto e a firma del sig. Mario Ferrari, del Pandemonium Teatro, relativamente al Giorno della Memoria.Non mi interessa in questa sede, e credo poco anche ai lettori, avanzare argomentazioni, anche se ne sarei tentato, rispetto alla concezione che Ferrari ha del Giorno della Memoria e del suo ruolo. Cercherò di rispondere invece, per quanto mi è possibile, all'accusa che Ferrari, il presidente del Pandemomium Teatro, rivolge a me e all'Amministrazione che ho guidato, quella cioè di essere stati freddi relativamente a progetti culturali che riguardavano, appunto, il Giorno della Memoria e, più in generale, il razzismo e i «progetti genocidari», avendo scelto di non appoggiare un sua proposta, avanzata all'amministrazione comunale nel 2008 per rievocare il settantesimo anniversario della «notte dei cristalli».
Ora, rispondere alla poco elegante lettera di Ferrari, che – chissà per quale ragione – ha aspettato un anno ed il cambio dell'amministrazione per accusarmi pubblicamente di insensibilità su temi fondamentali, su cui, anche per la mia storia familiare, sono viceversa particolarmente sensibile, mi offre l'occasione di evidenziare l'atteggiamento problematico che, come sindaco, ho riscontrato in alcuni – per fortuna solo la minoranza – degli operatori culturali della nostra città: l'autoreferenzialità e la concezione dell'istituzione comunale solo come possibile ente finanziatore. Si tratta di quegli operatori che non riescono a scindere il mondo dalla propria attività, che non sanno vedere al di là del proprio lavoro, che percepiscono il ruolo della politica come strumentale alla riuscita della loro impresa.
Mi spiego meglio: Ferrari mi accusa di poca sensibilità nei confronti del tema del razzismo e di scarsa attenzione alla rievocazione di tragici avvenimenti storici solo perché la mia amministrazione ha ritenuto di non appoggiare un suo progetto. A Ferrari non interessano le tante – e credo significative – iniziative promosse in 5 anni sul tema, dalla bellissima mostra di Fabio Mauri «Il muro», organizzata al Teatro Sociale nel gennaio 2005, dalla cittadinanza onoraria conferita a Liliana Segre sempre nel 2005, evento simbolicamente di fortissima rilevanza per la città, agli incontri, alle mostre appoggiate o direttamente organizzate con Aned, Acli, Isrec, Gamec, sino alla presenza di David Grossman al Teatro Donizetti il 27 gennaio dello scorso anno, in collaborazione con la Provincia. Ferrari nemmeno considera rilevante il fatto che fu la passata amministrazione a consolidare l'idea di un calendario di eventi per il Giorno della Memoria.
Tutto questo a Ferrari non interessa. Per lui, il fatto che l'amministrazione non abbia appoggiato una sua proposta (che, se non ricordo male, prevedeva la messa in scena dello spettacolo «Olocausti» del Pandemonium, non esattamente una novità) è più che sufficiente – dopo il cambio di amministrazione – per accusarci di insensibilità. Il fatto che il progetto non ci fosse parso convincente, che ci pareva prendesse a pretesto una ricorrenza per riproporre un lavoro già fatto, tutto questo Ferrari non lo prende nemmeno in considerazione.
Se si fa una proposta, e la proposta viene rifiutata, allora l'interlocutore istituzionale è insensibile e freddo, pazienza se sullo stesso tema organizza altre iniziative importanti e pregevoli. Una maniera davvero un po' singolare, non c'è dubbio, di considerare il ruolo dell'ente pubblico.
avvocato Roberto Bruni
L'ex assessore alla Sicurezza Dario Guerini, in una lettera a'"L'Eco di Bergamo" risponde a tono al discutibile bilancio dei primi 3 mesi di lavoro sulla sicurezza in città racontato dall'attuale assessore Invernizzi in un intervista al quotidiano.
Di seguito il testo della lettera. Con le dichiarazioni dell’assessore Invernizzi riportate da "L’Eco di Bergamo" domenica scorsa 18 ottobre, arriva puntuale il bilancio dei primi 100 giorni in tema di sicurezza in città. Tra varie affermazioni, colpisce il confronto tra i risultati dei suoi primi tre mesi e quelli della giunta Bruni. Sul confronto ritengo utile fare alcune precisazioni per dare il giusto peso alle parole dell’assessore. I risultati della polizia locale di cui l’assessore va fiero non derivano certo dalla verde bacchetta magica, visto che i processi che portano miglioramenti di questa entità non si inventano in tre mesi (anzi due, al netto delle ferie). In verità i risultati sono la continuazione di un trend virtuoso avviato da me e da Bruni. Qui onestamente mi sarei aspettato un cenno di riconoscenza per la faticosa opera di riorganizzazione, di potenziamento e di rilancio del corpo pervicacemente voluta e realizzata dalla nostra amministrazione. Mi basta ricordare, giusto per parlare di denunce ed arresti, che gli incrementi nel 2008 (nel solo periodo gennaio-ottobre) rispetto al 2001 (ultimo anno di amministrazione Veneziani-Tentorio) sono stati del 370%. Invernizzi potrà trovare i dati dettagliati nella mia relazione in Consiglio straordinario sulla Sicurezza tenuto il 20 0ttobre 2008, oppure nei file della stessa Polizia Locale. Il merito va al Comandante, agli ufficiali e agli agenti tutti del Corpo, che hanno dimostrato di saper lavorare con grande professionalità e spirito di sacrificio, adattandosi a un modello organizzativo nuovo e pertanto faticoso. A loro sia io che il mio successore Invernizzi dobbiamo rivolgere il nostro ringraziamento , per gli straordinari risultati conseguiti, che non si fermano agli arresti e alle denunce, ma si confermano in tutti i settori in cui operano. Invernizzi abbia l’onestà di dichiarare che anche gli strumenti e le formule innovative di cui fa cenno, come il progetto di allungamento dell’orario di servizio degli agenti, l’aumento degli organici, l’utilizzo dell’ufficio mobile nei quartieri sono stati introdotti dalla precedente amministrazione, a volte con molta fatica , sempre con il coraggio di rompere tabù inaccettabili e posizioni datate. Nel corpo del comunicato, l’assessore Invernizzi dichiara: “ci stiamo impadronendo delle diverse zone della città, soprattutto quelle centrali, dove il controllo in passato lasciava a desiderare”, precisando che questo è stato il risultato del confronto con la gente e con i quartieri. E poi arriva la puntura velenosa: “incontro molta gente che dalla precedente amministrazione non era mai stata ricevuta”. Infine l’assessore Invernizzi “traccia la mappa delle zone più calde”. Da residente attento, debbo subito mettere in chiaro che tra le zone della città “riconquistate” non è certamente presente il fronte caldo di via Quarenghi, via S. Giorgio, via Fratelli Calvi, via Bonomelli, la Malpensata, ancora occupate da falangi di spacciatori (che in via Quarenghi hanno la sede sociale) in misura almeno doppia rispetto allo scorso anno. Forse si tratta di aspettare che l’azione di riconquista raggiunga anche questa porzione sfortunata di città, ma temo proprio che non saranno le ronde la soluzione, né tantomeno gli interventi spot dei carabinieri in orari d’ufficio, efficaci forse sul piano mediatico, certamente meno su quello dei risultati. Un’altra precisazione merita il riferimento di Invernizzi al rapporto con le associazioni di quartiere e di via. Anche i nostri avversari politici hanno sempre onestamente riconosciuto la grande disponibilità all’ascolto che la nostra giunta ha messo in campo, in questo differenziandoci notevolmente da chi ci ha preceduto. Poiché la battuta di Invernizzi rappresenta una realtà diversa, chiedo all’assessore la cortesia di indicarmi il nome dei cittadini mai ricevuti da me o dal sindaco nei nostri cinque anni di mandato. Nel caso questi non avessero mai chiesto un incontro, ovvietà suggerisce che nulla ci dovrebbe essere imputato. Nel caso invece avessimo rifiutato o snobbato richieste di incontro (ma non ricordo sia mai avvenuto almeno da parte mia), sono disposto a chiedere formalmente scusa. La terza precisazione è sulla mappa delle zone calde tracciata dall’assessore. Si tratta di una mappa molto dettagliata, che indica orari e luoghi di comportamenti criminosi in città, da me consegnata in primis al Prefetto, perché provvedesse a muovere le forze dell’ordine su obiettivi mirati con azioni efficaci. Questa mappa che noi abbiamo lasciato in eredità e di cui Invernizzi fa giustamente uso, è stata costruita dal mio assessorato con il contributo dei cittadini e delle associazioni territoriali, attraverso un’ottima collaborazione con le circoscrizioni tutte, anche quelle di centro destra. In chiusura, l’assessore ammette che in città la situazione non è allarmante, che qui non siamo a Bari vecchia, né a Brescia né a Milano. Ammissione che fa a pugni con le dichiarazioni fatte in campagna elettorale, dove Bergamo veniva dipinta città pericolosa più di Napoli e Palermo, e con spot elettorali in cui ladri e spacciatori “facevano festa” con l’amministrazione Bruni. Furbizie da campagna elettorale, si dirà. La formula è semplice: prima si semina spaventando gli elettori, poi il raccolto è sicuro. Ma fino a quando gli elettori accetteranno di essere trattati in questo modo?
Dario Guerini ex assessore alla sicurezza
Lettera pubblicata il 21 ottobre 2009 su "L'Eco di Bergamo"
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